sabato 23 febbraio 2008

Le Leggi di Murphy

Forse qualcuno ha sentito parlare delle Leggi di Murphy, ma pochi sanno con precisione cosa sono. Oggi cercherò di rispondere a questa domanda.

Per chi non lo sapesse, queste leggi, negli U.S.A. talmente famose da essere presenti in alcuni dizionari, sono frasi umoristiche scritte il cui intento è quello di deridere ogni negatività che il quotidiano propone descrivendolo in modo esageratamente pessimistico. In genere si tratta di immagini e scenette frustranti descritte con frasi didascaliche e possono essere riassunte nel Primo Assioma di Murphy:
“Se qualcosa può andare storto, lo farà”
Nonostante il significato ironico che viene loro attribuito nell’immaginario comune, le leggi hanno un significato più profondo e noto a chiunque si occupi o si interessi di sicurezza: anche se un certo evento ha una probabilità molto bassa di verificarsi, questo può sempre accadere. In pratica le leggi sono l’esagerazione dei motivi del perché fare prevenzione.

Se si cerca l’autore di tutte queste leggi, si troverà il nome di Arthur Bloch, colui che le ha raccolte e scritte in un libro. In questo libro egli cita come scrittore originale un certo Edward A. Murphy Jr.
Su questa figura niente è certo. Pare che fosse un ingegnere dell’aviazione americana e che nel 1949 stesse lavorando ad un esperimento dove bisognava applicare 16 sensori su un uomo per verificare la resistenza del corpo umano all’accelerazione. Ogni sensore si poteva applicare in due modi diversi sul corpo e poiché non erano mai montati nel modo giusto pronunciò una frase che passò alla storia:
“Se ci sono due o più modi di fare una cosa e uno di questi può condurre ad una catastrofe, qualcuno farà proprio questo modo”
La frase divenne famosa perché il soggetto del test, il maggiore John Paul Stapp, la ripeté durante una conferenza stampa qualche giorno più tardi.
Alberto Durante

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