domenica 20 luglio 2008
lunedì 31 marzo 2008
Scolaro
Camminavo svogliatamente per il dedalo di strade della mia città, inseguendo la via più lunga che mi permettesse di restare in quello stato neutro e non arrivare a scuola. Guardavo "gli zainati" correre veloci, impauriti dal ticchettio dell'orologio che inevitabilmente segnalava l'arrivo del suono della campanella ed io cercavo di non mischiarmi con loro rallentando il passo. Giunsi dalla recinzione e come ogni mattina feci abbaiare i cani scavalcandola, mi tagliai la felpa, uno strappo abbastanza vistoso, ma facilmente cucibile. Ora ero nella zona rossa, nel poligono della scuola pronto ad essere guardato da ogni proffa, da ogni proffo, che cerca di capire il mio numero di matricola nel registro. Entro, apro la porta silenziosamente, come a dire che io con quel luogo non c'entro nulla, incrocio gli occhi di un segretario che fa finta di essere distratto dalle carte, dalla burocrazia scolastica che disbosca un pezzo di Amazzonia ogni giorno, adesso non posso più far finta di non essere della scuola, ci sono dentro. Ormai sono chiaramente un ingranaggio di quel sistema, busso alla porta e con finta allegria saluto l'ora d'inglese e la "R" sul registro con un good-morning, ma in realtà saluto l'orrenda mattina con un leggero mordicchìo delle labbra che mi fa sentir vivo, che mi fa sentir ancora del sangue in corpo e non solo la razionalità nei muscoli che mi trattiene dallo scappare da quel luogo andando chissà dove.
Non successe niente durante i cinque moduli (così il vocabolario scolastico chiama le ore dopo la riforma della Moratti), normale amministrazione, il ritiro di un cellulare, un rimprovero, per un bacio che due ragazzi si sono dati durante la ricreazione, da parte di un proffo, la caduta di una proffa con i tacchi alti giù dalle scale, la solita distribuzione di volantini lenin-marxisti fuori dalla scuola, la solita palla.
Tutto questo per duecento mattine, duecento "R" sul registro come prova che la scuola non ha altri mezzi che mostrare i muscoli, il luogo dove si dovrebbe insegnare la giustizia, la tolleranza e dove invece, a volte, si fa un uso arbitrario della forza: si è deboli con i forti e forti con i deboli. Dove sanno di poter colpire, dove sanno di poter infierire si colpisce e s'infierisce. La scuola è fatta per chi non ne ha bisogno, è fatta per chi intanto nella vita troverà sempre un posto perché è disposto a calarsi, in qualunque caso, le braghe. Le altre persone la scuola le incattivisce, insegna loro le logiche che governano il nostro paese, pochi decidono, tanti obbediscono. E ovunque ti giri vedi che chi usa il potere (qualunque potere) deve corrompere, corrompere, corrompere, farsi corrompere, farsi corrompere, farsi corrompere, entrare nel "clan", avviluppare e farsi avviluppare dalla piovra.
Dopo queste duecento mattine, dopo queste duecento occasioni mancate, ricordi i proffi che hanno raccontato storie, ingiallite dagli anni, sul '68 a cui hanno partecipato, anche se ora ne calpestano, forse inconsapevolmente, ogni principio, usando gli stessi mezzi che denunciavano, anche peggiori, visto che siamo in un periodo di restaurazione dove si sta ricreando un potere ancora più vorace. Dopo duecento giornate ero riuscito a scrivere un libro, un'ipotesi di legge elettorale, degli articoli per il giornalino scolastico, post per il mio blog. Mica poco! Avevo disboscato un pezzo di amazzonia, ma non avevo scelta: purtroppo non mi lasciavano far uso del laptop durante le ore di lezione. Dopo duecento giornate avevo visto il calore del riscaldamento scolastico passarmi davanti agli occhi e salutarmi mentre usciva dalle finestre e i sottili muri. Dopo duecento giornate potevo respirare un'aria mia, non la stessa dei proffi. Si andava al mare, si prendeva il treno verso le poche spiagge pulite vicino alla città di Genova, si affittava un pedalò salendoci in cento. Poi la campagna, giri in bici per il basso Piemonte alla ricerca della casa di De Andrè. Si portavano le ruote sempre in posti diversi, sentendo l'odore delle colline coltivate a vite. Dopo essermi sentito in gabbia per nove mesi ora, ero libero! "Scuola" era una parola che non faceva più parte del mio vocabolario, sognavo un mondo migliore, al di fuori delle aule e degli edifici scolastici che tanto mi avevano tolto e che, per l'estate, mi avevano riservato un debito. Un leggero post-it appiccicato sulla schiena che leggermente ti scioglie la pelle, sino a che non riesci più a non far finta di nulla e sei costretto a riconsiderarti dentro il sistema.
Ora ci chiederemo come sia possibile che ci sia, in questo ragazzo, così poco entusiasmo nei confronti della vita. Nel suo racconto solo tristi accenni di vita personale, non ci si sofferma sui momenti allegri se non per rimpiangerli e mai per descriverli. Non racconta minimamente delle sue vacanze sulle spiagge liguri con la sua ragazza, vede gli altri come un inutile disturbo, vede il mondo come qualcosa da mettere da parte, da non considerare. Eppure non è un depresso cronico, travolge ogni persona con la sua ironia, con la sua vitalità, anche se molte volte usa questa ironia per difendersi dalla sua rabbia e la esprime col riso.
Adesso mentre noi analizziamo questa situazione, mentre attiviamo i nostri sensi e le nostre competenze da psicologi, mentre cerchiamo di tirar fuori tutta la comprensione possibile dovremmo pure tirar fuori le lacrime, se non siamo privi di pietà, perché ogni giorno nelle ore in cui non c'è qualcosa a distrarre il nostro ragazzo, si compierà, da settembre, un omicidio, non clinico, ma morale da parte della scuola, nei confronti del nostro ragazzo, e di una generazione intera, uccisa dalla scuola, uccisa dallo stato.
Alberto Spatola
sabato 23 febbraio 2008
Le Leggi di Murphy
Forse qualcuno ha sentito parlare delle Leggi di Murphy, ma pochi sanno con precisione cosa sono. Oggi cercherò di rispondere a questa domanda.Per chi non lo sapesse, queste leggi, negli U.S.A. talmente famose da essere presenti in alcuni dizionari, sono frasi umoristiche scritte il cui intento è quello di deridere ogni negatività che il quotidiano propone descrivendolo in modo esageratamente pessimistico. In genere si tratta di immagini e scenette frustranti descritte con frasi didascaliche e possono essere riassunte nel Primo Assioma di Murphy:
Se si cerca l’autore di tutte queste leggi, si troverà il nome di Arthur Bloch, colui che le ha raccolte e scritte in un libro. In questo libro egli cita come scrittore originale un certo Edward A. Murphy Jr.
Su questa figura niente è certo. Pare che fosse un ingegnere dell’aviazione americana e che nel 1949 stesse lavorando ad un esperimento dove bisognava applicare 16 sensori su un uomo per verificare la resistenza del corpo umano all’accelerazione. Ogni sensore si poteva applicare in due modi diversi sul corpo e poiché non erano mai montati nel modo giusto pronunciò una frase che passò alla storia:
Fonti: http://it.wikipedia.org/wiki/Legge_di_Murphy
mercoledì 30 gennaio 2008
Regime
É da poco uscita un'inchiesta del New York Times sull'Italia e i TG, riportando la notizia , hanno debitamente ridimensionato la critica alla classe politica del paese; questo sulla rete non è possibile, lì chiunque può consultare liberamente l'intero articolo del Times, senza filtrature di nessun genere. I libri rimangono un'alternativa ai media per informarsi, ma la rete può rivoluzionare il modo di vendere i libri; c'è già chi vende direttamente i suoi libri senza la mediazione delle case editrici guadagnando anche di più perchè è il lettore a decidere quanto dare direttamente allo scrittore.
Questo futuro è futuribile, questo futuro è possibile basta volerlo e conquistarselo per mettere in atto un articolo della costituzione troppe volte calpestato: la libertà d'espressione.
http://spatolaa.blogspot.com
A proposito degli argomenti trattati vi consiglio il libro "Gli intoccabili" di Travaglio e Lodato.
lunedì 14 gennaio 2008
Vaffa-fiumara
Molti pensano che la cementificazione sia un fenomeno tipico del boom economico e che adesso le nuove costruzioni siano rare e soprattutto rispettose dell'ambiente ed offrano servizi ai cittadini.Nulla di più sbagliato, oltre che per l'abusivismo edilizio e per le grandi opere inutili, il cemento viene usato per la costruzione di centri commerciali e supermercati, tutto ciò a danno di ambienti che per motivi legati alla sorte sembravano indenni dalla follia edilizia.
Concentriamoci solamente sui centri commerciali e i supermercati, riflettendo sul loro impatto ambientale in generale, prendiamo ad esempio la Fiumara.
La Fiumara si situa vicino alla foce del Polcevera dove si pensa di fare un'oasi naturale e se su una sponda si butta giù l'italsider sull'altra si è costruito un cubo di cemento "ciuccia-energia" compromettendo in parte il progetto.
L'oasi non si riuscirà a fare, forse, però almeno con i centri commerciali si creano servizi, si dà l'opportunità a più gente di andare a comprare, direbbe qualcuno; ma costui, a cui mi rivolgo personalmente, cercando di stanargli l'intelligenza dalla testa o da qualunque altra parte, non sa come gli risponderò, perché è impensabile immaginare la Fiumara come luogo di servizi, vicino alla gente e alle sue richieste: i centri commerciali sfruttano la gente distraendola e consumandola seguendo la logica "panem et circenses".
In questo caso l'esempio della Fiumara è eclatante, infatti dove ora sorge il complesso commerciale si doveva costruire l'ormai famoso ospedale del ponente, l'ospedale che non c'è. Invece per strane alchimie l'ospedale non c'è ancora, mentre la Fiumara è lì che attira i consumisti più incalliti.
Altro mito da sfatare è la maggior vicinanza ai cittadini che possono trovare nel centro commerciale di tutto a pochi passi da casa: i centri commerciali costringono il consumatore all'uso dell'auto, e invece di comprare sotto casa, senza inquinare, ingorgare le strade e occupare posteggi, spende più del bisogno, perché nella quantità si perde il senso della misura.
Stesso discorso per i supermercati che, mettendo goloserie di ogni tipo vicino a prodotti come pane e pasta inducono a spendere, sfruttando le debolezze umane. Ma il sistema dei supermercati ha solo bisogno di una regolata, mentre i centri commerciali sono inutili, anzi dannosi.
Una regolata come? I supermercati, in molti casi, vendono anche prodotti biologici, ma mettendoli vicino ad altri, non biologici, fanno sì che chi compra guardi il prezzo e non la qualità. Questo è un male, perché l'Italia non ha altra strada se non investire su prodotti di alta qualità che risaltino i valori e le virtù del territorio, che siano biologici e prodotti da aziende eco-solidali, la cosiddetta soft economy, perciò si dovrebbero creare luoghi in cui concentrare le vendite di prodotti biologici, mentre la vendita degli altri beni alimentari bisognerebbe avvantaggiarla con maggior capillarità.
Questi sono bellissimi progetti, ma i supermercati e i centri commerciali fanno risparmiare alle famiglie, ed è per questo che vengono costruiti, è normale che un tipo di economia lasci il posto ad un'altra, è segno di modernità, direbbe qualcuno, ma oltre al semplice paragone tra il prezzo di un prodotto biologico e di uno che non lo è, costui non sa andare, perché, torno a ripetere, i supermercati inducono a spendere più del necessario. Oltretutto i supermercati sprecano tantissimo. Infatti molti prodotti invenduti fanno la brutta fine di andare in discarica. Vi dico di più si è creato persino un movimento di gente che si dà appuntamento su internet vicino ai cassonetti dei grandi grandi mercati e trovano chili di roba in ottimo stato da mangiare e loro, coerentemente, la mangiano. In ultima battuta rispondo alle obiezioni di prima dicendo che la soft economy non è un ritorno al passato, ma è un nuovo tipo di economia, e sarebbe un bel di modernità se questo modello economico prendesse piede.
Mi scuso con voi lettori, ma vorrei fare un piccolo salto ritornando alla Fiumara, perché c'è anche da sottolineare che coloro che ora comprano in questo centro commerciale non sono usciti dal nulla: era gente che prima comprava, spendeva in altri posti, in altri supermercati, vedeva film in altri cinema, dove? Per quanto ci riguarda principalmente a Sestri, infatti per molto tempo la vecchia via Garibaldi è rimasta "azzoppata" sotto i colpi della Fiumara ed è soltanto da poco che è riuscita a rissolevarsi, divenendo l'anti-Fiumara per eccellenza, anche grazie all'apertura di nuovi negozi e del cinema Verdi, ritornando così quel salone allungato che attraversa "la nostra città", in cui ogni Sestrese, e non, si sente a casa. Pur rimanendo il fastidio dello slalom tra gente imbambolata davanti alle vetrine durante il Sabato pomeriggio, via Sestri non è il mondo della Fiumara che ha fatto dei soldi un dio dimenticandosi che siamo nati cacciatori e non si può cambiare la nostra natura.
A proposito di questo argomento vi consiglio il libro soft economy delle edizioni BUR.
